Rating: G
Genere: generale
Personaggi: William W. Wordsworth, Hugue de Watteau
Riassunto:

Personaggio richiesto: William W. Wordsworth, Hugue de Watteau
Tema richiesto: uova
Quello che Hugue de Watteau da sempre utilizzava, destreggiandosi abilmente tra i fornelli in disuso del delizioso angolo cottura di casa Wordsworth, era uno strano metodo di cucinare, basato su appunti ingialliti stampati su vecchi libri o consigli ereditati da qualche antenata estrosa che li aveva tramandati fino a lui; ricette bizzarre che vedevano le uova, preparate nei modi più capricciosi, come sovrane indiscusse della cucina alla quale William aveva dimostrato interesse soltanto quando si era trattato di arredarla, abbandonandola poi a se stessa e alle ragnatele per nutrirsi soltanto mediante pranzi occasionali, sandwiches rubati al refettorio del Vaticano e cene offerte da amici che provavano compassione per la sua manifesta ostilità nei confronti dell’arte culinaria.
Nessuno si era occupato della piccola cucina in mattoni a vista fino a quando Hugue non si era stabilito, più per caso che per invito, nella casa del Professore e aveva cominciato, senza chiedere il permesso, a destreggiarsi tra i fornelli fino ad allora immacolati. Le uova erano la sua discutibile specialità: tuorli arditamente semicrudi e poco saporiti, accompagnati da insalate variopinte e senza aceto che si presentavano piuttosto misere nei finissimi piatti di ceramica d’arte italiana che William aveva scelto assieme a Kate quando si erano trasferiti a Roma, seguendo il suo gusto inguaribilmente raffinato; Hugue esibiva le sue frittate di verdura e occhi di bue bruciacchiati che non solleticavano l’appetito, ma si dimostravano, all’assaggio, insospettabilmente accettabili.
Padre Wordsworth, del resto, non era mai stato troppo esigente nei confronti del cibo e si dimostrava un buongustaio soltanto quando doveva conquistare una donna o in certe occasioni ufficiali in cui si trovava obbligato a degustare le pietanze con interesse e complimentarsi con chi di dovere per risultare il più possibile disponibili al dialogo e allo scambio. Considerava sicuramente la scienza ben al di sopra del bisogno di nutrirsi e, quando immergeva la sua ingegnosa mente negli strampalati progetti che portava avanti nel laboratorio, riusciva ad estraniarsi totalmente dal mondo che lo circondava, senza ricordarsi di bere, mangiare e persino dimenticandosi del suo coinquilino.
L’unico punto di contatto che avevano era, di fatto, la cucina, quando Hugue si esibiva nelle sue pirotecniche prove culinarie, fra tuorli e gusci rotti poco artisticamente poi abbandonati accanto al lavello, presentando poi il risultato dei suoi esperimenti gastronomici a William ogni qualvolta lo vedeva digiunare per più di due giorni di fila, rinchiuso nel suo laboratorio per produrre una nuova stramberia meccanica. Era proprio l’eccentrico e disordinato modo di cucinare che aveva Hugue l’unico argomento che li accomunava e permetteva loro di convivere civilmente nonostante Padre Wordsworth non fosse un appassionato di gastronomia e Hugue non avesse un particolare talento per quella disciplina.
William era uno scienziato dalla mente geniale e dalle priorità distorte, capace di ignorare tutto e tutti quando sentiva scoccare la scintilla della creazione; Hugue era un sicario silenzioso e disinteressato, al quale non pesava l’essere trascurato se in cambio gli veniva permesso di perseverare nelle sue abitudini bizzarre; lui, sempre così astratto e silenzioso trovava negli albumi scoppiettanti sul fornello una ragione per avvicinarsi al resto degli esseri umani o al suo eclettico coinquilino al quale, in verità, le uova non erano mai piaciute.
Genere: generale
Personaggi: William W. Wordsworth, Hugue de Watteau
Riassunto:

Personaggio richiesto: William W. Wordsworth, Hugue de Watteau
Tema richiesto: uova
Quello che Hugue de Watteau da sempre utilizzava, destreggiandosi abilmente tra i fornelli in disuso del delizioso angolo cottura di casa Wordsworth, era uno strano metodo di cucinare, basato su appunti ingialliti stampati su vecchi libri o consigli ereditati da qualche antenata estrosa che li aveva tramandati fino a lui; ricette bizzarre che vedevano le uova, preparate nei modi più capricciosi, come sovrane indiscusse della cucina alla quale William aveva dimostrato interesse soltanto quando si era trattato di arredarla, abbandonandola poi a se stessa e alle ragnatele per nutrirsi soltanto mediante pranzi occasionali, sandwiches rubati al refettorio del Vaticano e cene offerte da amici che provavano compassione per la sua manifesta ostilità nei confronti dell’arte culinaria.
Nessuno si era occupato della piccola cucina in mattoni a vista fino a quando Hugue non si era stabilito, più per caso che per invito, nella casa del Professore e aveva cominciato, senza chiedere il permesso, a destreggiarsi tra i fornelli fino ad allora immacolati. Le uova erano la sua discutibile specialità: tuorli arditamente semicrudi e poco saporiti, accompagnati da insalate variopinte e senza aceto che si presentavano piuttosto misere nei finissimi piatti di ceramica d’arte italiana che William aveva scelto assieme a Kate quando si erano trasferiti a Roma, seguendo il suo gusto inguaribilmente raffinato; Hugue esibiva le sue frittate di verdura e occhi di bue bruciacchiati che non solleticavano l’appetito, ma si dimostravano, all’assaggio, insospettabilmente accettabili.
Padre Wordsworth, del resto, non era mai stato troppo esigente nei confronti del cibo e si dimostrava un buongustaio soltanto quando doveva conquistare una donna o in certe occasioni ufficiali in cui si trovava obbligato a degustare le pietanze con interesse e complimentarsi con chi di dovere per risultare il più possibile disponibili al dialogo e allo scambio. Considerava sicuramente la scienza ben al di sopra del bisogno di nutrirsi e, quando immergeva la sua ingegnosa mente negli strampalati progetti che portava avanti nel laboratorio, riusciva ad estraniarsi totalmente dal mondo che lo circondava, senza ricordarsi di bere, mangiare e persino dimenticandosi del suo coinquilino.
L’unico punto di contatto che avevano era, di fatto, la cucina, quando Hugue si esibiva nelle sue pirotecniche prove culinarie, fra tuorli e gusci rotti poco artisticamente poi abbandonati accanto al lavello, presentando poi il risultato dei suoi esperimenti gastronomici a William ogni qualvolta lo vedeva digiunare per più di due giorni di fila, rinchiuso nel suo laboratorio per produrre una nuova stramberia meccanica. Era proprio l’eccentrico e disordinato modo di cucinare che aveva Hugue l’unico argomento che li accomunava e permetteva loro di convivere civilmente nonostante Padre Wordsworth non fosse un appassionato di gastronomia e Hugue non avesse un particolare talento per quella disciplina.
William era uno scienziato dalla mente geniale e dalle priorità distorte, capace di ignorare tutto e tutti quando sentiva scoccare la scintilla della creazione; Hugue era un sicario silenzioso e disinteressato, al quale non pesava l’essere trascurato se in cambio gli veniva permesso di perseverare nelle sue abitudini bizzarre; lui, sempre così astratto e silenzioso trovava negli albumi scoppiettanti sul fornello una ragione per avvicinarsi al resto degli esseri umani o al suo eclettico coinquilino al quale, in verità, le uova non erano mai piaciute.
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